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1953 Custom Classic Sloop

SEK  373.536*
La Spezia, Italien
Intresserad av denna båt? Telefon: +39 055 59025/ +39 3381628280
  • Beskrivning
  • Se alla specifikationer
 

Nuovo arrivo

År:
1953
Längd:
9m
Motor/bränseltyp:
/
Belägen i:
La Spezia, Italien
Skrovmaterial:
Trä
YW#:
79226-3511984
Nuvarande pris:
EUR  35.000 (SEK  373.536) 

Mopi è una piccola -grande barca 

La sua importante larghezza, le sue forme ed i volumi la rendono molto più abitabile di tante barche in legno più grandi La sua storia è interessante e il suo armatore ha effettuato una ricerca profondissima dalle origini della sua vita al momento in cui ne è entrato in possesso ,documentandola con foto, scritti, articoli.  Il restauro di Mopi terminato nel 2005 è documentato da numerose foto ed è stato riconosciuto dall'AIVE ( la maggiore associazione italiana di barche d'epoca e rappresentante del Comitato Internazionale del Mediterraneo) come il migliore dell'anno con la consegna del trofeo (Oscar del Restauro ) al Cantiere Del Carlo per l'esecuzione.  Le manutenzioni annuali da allora sono sempre state eseguite dal Cantiere Del Carlo e la barca è in ottimo stato di manutenzione. Del Mopi ne hanno scritto molto giornali e riviste di settore e tutta la letteratura è disponibile   

Fasciame                                               Opera viva in quercia, opera morta in Douglas

Tuga                                                      Mogano e frassino

Interni                                                   Frassino, mogano e pino

Coperta                                                 Teak e mogano

Bagli ordinate e madieri                        Quercia

Chiglia                                                   Piombo

Gli interni sono così suddivisi:

1 cuccetta doppia a prua

2 cuccette singole in dinette

1 cuccetta di guardia

 Locale bagno e WC 

 Cucina con lavello, 2 fuochi e frigo

 

COMMENTO E VALUTAZIONE STORICA 

Incontro con Mopi

 

Incontrai Mopi a Chioggia in una bellissima ed inattesa  giornata di fine ottobre,chi sa come scampata alle nebbie previste.

 Da Settembre a Novembre è raro ormai  che riesca a scappare insieme a Chiara  per un fine settimana:Le regate delle barche d’epoca, poi il Salone di Genova, le visite ai cantieri,e le chiacchiere di banchina,più frequenti  d’autunno mal si conciliano con gli impegni del resto della famiglia.Ma quel sabato pomeriggio riuscimmo a partire insieme: destinazione Chioggia,dove l’indomani avrei incontrato Mopi.  Le città lagunari costruite tra ponti e canali hanno un fascino tutto loro. Sarà la profonda compenetrazione del mare e della sua vita nelle strutture civili,sarà questo sale che trascina per osmosi e per capillarità l’umidità e il ricordo di isole lontane fino ai piani alti di case e palazzi, sarà il silenzio o saranno i suoni diversi ,sia che mi trovi  a Venezia, ad Amsterdam, a Banckock o a Chioggia ,mi sento più in mare che in terra,e mi sento pervadere da un senso d’avventura. Mi piace sbirciare tra le assi sconnesse di vecchie porte che nascondono magazzini, cantieri,rimessaggi.Annusare nel vento l’odore sperato di tramagli e reti umide, entrare in disadorni bar fumosi,ascoltare i discorsi dei vecchi sperando di captare brani di storie di mare e di navigazione,quando nelle città di terra nessun discorso ,tantomeno quelli dei vecchi mi interessa. Strane le città lagunari.Trainato dalla mia romantica attrazione per l’osteria dove avrei trovato balenieri orientali tatuati , marinai bretoni spacconi e impavidi, iracondi nostromi irlandesi   ,pescatori ponzesi e salernitani lontani da casa e altri esempi notevoli della tipolgia della gente di mare quando sbarca,mi trascinavo Chiara tra sottoporteghi ,calli e ponticelli .

Trovammo l’osteria che cercavo,I calamari, il riso,il vino,misero fine alla mia Proustiana ricerca e  stimolarono abbastanza la mia  immaginazione da inventare nella mia mente  i caratteri ed i personaggi che avrei voluto incontrare. E le storie di mare e di costa ,anche se non narrate in quel frangente erano  nell’aria. 

La mattina dopo ero pronto a vedere Mopi.

-Una piccola barca americana-,esclamai arrivando in banchina,gioioso della sorpresa.Ne provai divertito la stabilità di forma ,muovendo l’equipaggio da un lato all’altro della coperta, e paragonando la sua notevole resistenza allo sbandamento iniziale alla cedevolezza di una barca di altre linee ,ma della stessa lunghezza ormeggiata di fianco.Visitai accuratamente la barca ,non ostante la simpatia che mi ispirava ,alla ricerca di qualche difetto strutturale,o di qualche vizio,come quando un cane ne incontra uno sconosciuto e con fare serio, un po’ minaccioso e con la fronte accigliata lo annusa da per tutto ,anche dove le regole del pudore pretenderebbero di soprassedere. La barca era bella e sostanzialmente buona. Le sue  necessità erano evidenti e dichiarate . Una  onesta barca americana di cinquanta anni ben portati. Ma i documenti che Francesco e Barbara, suoi attuali  entusiasti proprietari sono  stati capaci di rintracciare attraverso una puntigliosa ricerca ci hanno dichiarato altro: Mopi fu costruita a Milano da Dante Ceschina,su suo stesso progetto e per se stesso  nel 1952 .Testardo e sicuro del mio fiuto ,e riconoscendo nella costruzione,oltre che nel progetto una professionalità che stento a riconoscere allo yachtsman Dante Ceschina, non demordo. Per me Mopi resta una barca americana,e ciò che i documenti ufficiali asseriscono con burocratica autorevolezza non fa altro che incuriosirmi e farmi ipotizzare una delle tante storie di mare e di costa che animano questo nostro mondo di marinai e di naviganti,nelle quali non è importante la verità che nessuno più conosce,ma la credibilità o l’incredibilità stessa del racconto: In questo caso,si tratta di un progetto ispirato a linee americane ,o quelle che io chiamo linee americane ritrovano profonde radici e legami con un artigianato spontaneo anche Italiano,e con una cultura e conoscenza che non compare sui libri? E chi in realtà ha costruito Mopi? e per quale ragione i documenti indicano altro?

Mi accorgo di non essere il solo insieme ai suoi appassionati proprietari ad essere intrigato dalla storia di Mopi,perchè una ricerca ci porta a verificare che autorevoli personaggi dello yachting ebbero a prendere posizione sulla storia delle origini di questa barca,che non ostante le sue dimensioni ,non passa inosservata

 Qualche antefatto.

Nel 1935 fu varata a Lussinpiccolo una bella barca  di 13,50 m per l’industriale milanese Dante Ceschina.La barca si chiamava Toosa ed il cantiere che la costruì apparteneva a Pietro Tarabocchia,maestro d’ascia rinomato che aveva iniziato la sua carriera di costruttore presso il cantiere Martinolich di Lussino: un cantiere importante che tra le altre costruì La Croce Del Sud. Una curiosità:Pietro Tarabocchia in quel cantiere realizzò personalmente una “passera” da regata,che portava 30mq di tela che fu una delle prime barche timonate da Straulino ancora studente. Attorno al  1930 Tarabocchia  aprì il suo cantiere. Pare che costruisse  ancora dal mezzo modello e non da piani su carta.Il figlio di Pietro Tarabocchia ,Mario lavorava in cantiere e ,appassionato fin da giovanissimo ,iniziò a trasferire su carta le linee estratte dai modelli del padre. I piani di costruzione di Toosa,oggi Manta furono così messi su carta da Mario Tarabocchia. Pare che a seguito di questa operazione Mario Tarabocchia scoprisse il proprio talento di disegnatore e progettista, che poi ebbe a mettere alla prova quando si trasferì negli Stati Uniti e collaborò con lo studio Sparkman &Stephens. Molti e famosi furono i progetti di Mario Tarabocchia,importantissimi quelli  nella classe 12MSI che contribuirono a mantenere vittoriosa la progettazione americana. Persona schiva e riservata come il padre,grande lavoratore,non ha mai tratto i vantaggi pubblicitari e le onorificenze che avrebbe meritato dai successi delle sue barche.

Bene, bella storia,ma che c’entra col Mopi, si domanderanno i miei quattro lettori?

C’entra e di molto,perché i personaggi che vollero, pensarono,crearono Manta ,ex Toosa,furono gli stessi coinvolti nella storia di  Mopi. Ma i tempi erano diversi. La guerra aveva dissestato l’economia dei piccoli imprenditori e cantieri come quello di Tarabocchia padre a Lussinpiccolo ,non si trovava in condizioni migliori. Pietro Tarabocchia si trasferì a Sanremo ,e fu allora che Mario emigrò negli Stati Uniti. Fu in questo momento di cambiamenti ,nel ‘51-’52 dichiara Eugenio Martinoli, cugino di Mario Tarabocchia ,che Dante Ceschina convinse Pietro Tarabocchia a costruire per lui una nuova barca: Mopi.Sarebbe stata la terza barca che Ceschina commissionava a Tarabocchia, visto che dopo Toosa ci fu Aloha ,una piccola barca marina con la quale Ceschina navigò moltissimo. I locali per la costruzione ce li aveva lui: un capannone della sua azienda “Sanitaria” ad Olgiate Olona. Queste dichiarazioni furono confermate al cugino da Mario Tarabocchia stesso mentre era ancora in vita.

 Sullo stesso numero di Yacht Digest del gennaio ’97 si trova un’altra dichiarazione del progettista Ernesto Sciomachen di Bologna,che interviene sull’argomento dell’origine di Mopi sollevato dal proprietario del momento,Luciano Barabino sul numero precedente della stessa rivista:  Barabino,supportato dai dubbi e dal parere di un grande personaggio dello yachting e cultore di barche del passato, Gian Marco Borea d’Olmo,chiede ai lettori della rivista che abbiano informazioni, di sciogliere i dubbi sulla progettazione e costruzione della sua barca, visto che il “Grande Vecchio” era assai propenso a  pensare che il costruttore fosse stato Tarabocchia,che in quell’anno(1952) non lavorava più a Lussino e non ancora a Sanremo….Il progetto, secondo Gian Marco doveva essere americano, forse di  Sam Crocker per certe somiglianze con” Four Winds”…

Ernesto Sciomachen risponde alla richiesta di Barabino  e scrive su Yacht Digest:

-Ebbene sì, il Mopi fu costruito da Tarabocchia a Milano-…..Sciomachen lo vide in costruzione il Mopi ,in una sua visita all’industriale milanese. Non ricorda di chi fosse il progetto,ma asserisce, conoscendo l’eclettico costruttore,che una barca costruita da  Tarabocchia era semplicemente una sua barca dal progetto alla realizzazione.

Soddisfatto dai risultati della ricerca ,resto con quell’interrogativo .Perchè sui Lloyds Register la barca è indicata progettata e costruita da Dante Ceschina ,suo armatore? Molto probabilmente si può rispondere che Ceschina avendo avuto il cantiere in casa si è sentito di potersi dichiarare costruttore e Tarabocchia il suo Maestro d’ascia.Addirittura sulla fusione in bronzo delle belle bitte di prua di Mopi,abbiamo scoperto inciso il nome di Dante Ceschina,segno di molta dedizione al progetto da parte dell’armatore e desiderio di lasciare una traccia delle sue competenze acquisite dopo molti anni di yachting. Certamente  aveva le sue idee anche sulla progettazione e deve aver collaborato a scelte progettuali,come facciamo tutti noi quando discutiamo la stesura di un progetto ,o abbiamo una barca in cantiere, che sia in costruzione, o che sia ai  grandi restauri. Ma quale è la miglior  base di partenza per un nuovo progetto,quando si ha un’esperienza consolidata di un bel disegno realizzato e verificato in anni conoscenza e  di navigazione? Basarsi su quello. Da qui i legami di Mopi con Manta e quindi di nuovo con Tarabocchia,padre e figlio.

Perché poi una barca di Tarabocchia ricordi a me e ricordava a Gian Marco Borea la progettazione americana,quando sia Manta che Mopi furono progettate prima del periodo americano di Mario Tarabocchia,lo posso solo ipotizzare con un grande interesse di questo progettista ,trasmessogli dal padre per le forme e le soluzioni adottate negli Stati Uniti ,ed una attrazione verso quelle scelte che lo hanno portato poi a divenire un famoso progettista in America.

 

A conforto di questa ipotesi e per concludere, durante le regate della Settimana dell’Argentario 2003, Olin Stephens ha consegnato un premio a Sagittario della Marina Militare,progettato da Sciarrelli,per lo yacht italiano in miglior posizione in classifica,in onore e a ricordo di Mario Tarabocchia,e dei legami della progettazione Italiana con quella Americana.   

 

 

 

RECUPERO E RESTAURO DI MOPI

 

Il proprietario di Mopi,il giovane ,dinamico fiorentino Francesco Barthel, presidente della associazione nautica “Vele Storiche Viareggio” ha contribuito in maniera molto importante al recupero di materiale storico e documentazione sulla costruzione della sua barca e sul periodo successivo. Grazie alla ricerca di Barthel e a quel pizzico di fortuna che aiuta le persone determinate ,Mopi ha  un archivio di materiale storico e fotografico  invidiabile   e questo ci ha aiutato in maniera inequivocabile ad effettuare un restauro molto preciso e corretto.  I famosi progetti di Mopi ,sui quali si sono espressi i pareri, i dubbi e le ipotesi di colti personaggi,in realtà non sono comunque  mai apparsi, eccetto un piano generale ed un piano velico preliminare ,che, come  riferito dal figlio di Dante Ceschina ,alla cui cortesia e quella della famiglia, Barthel ed io siamo enormemente grati,sono opera dello stesso Ceschina e dell’amico Veneroni, altro appassionato yachtsman del tempo, sicuramente ispirati alle imbarcazioni americane dell’epoca e aiutati dall’esperienza di Tarabocchia. 

La costruzione, come riportato sul libro di bordo, iniziò il 15 Gennaio del 1951 e terminò con il varo allo YCI di Genova il 27 Aprile 1953, di cui Dante Ceschina era socio promotore.

Nello stesso anno Ceschina iscrisse il Mopi nel Lloyd register of yachts di Londra con il n° 5128 IILD.

Per molti anni il Mopi ha navigato quasi tutte le stagioni estive, e come documentato dalle belle immagini d’epoca, ha portato la famiglia Ceschina dall’arcipelago toscano, alla Corsica, alla Sardegna, alla costa ligure e quella francese.

Nel 1979 come riportato nella corrispondenza, Dante Ceschina offrì in dono allo YCI il Mopi, ma purtroppo a causa degli impegni finanziari del circolo,la donazione  non venne accettata.

Il 14 Giugno del 1979 Dante Ceschina vendette il Mopi al signor Antonio Amelotti, broker fiorentino residente a Genova.

È ancora da ricostruire come e quando il Mopi arrivò in Adriatico, sappiamo che nei primi anni ’90 era del signor Oddone Avanzi che lo teneva nel porto canale di Ferrara.

Nel ’92 fu acquistato dai signori Lonati, che lo restaurarono presso la Marina del faro di Jesolo,allora porto di base della barca e parteciparono sotto il guidone de I Venturieri nel ’93 alla Barcolana e al raduno di barche d’epoca di Trieste. 

Il 13 Maggio del 1995 fu venduto  alla famiglia Barabino e fu trasferito a Chioggia .Con i Barbino, sempre sotto il guidone de I Venturieri,Mopi ha partecipato  alle edizioni ’02 e ’03 del Navalis e al raduno di Vele d’epoca in Adriatico nel ’99, ’00, ’01.

Il 9 Novembre del 2003 il Mopi è entrato in casa Barthel e il 18 Novembre è arrivato, con un trasportato via terra, a Viareggio al  cantiere Francesco del Carlo,dove è stata smontata, controllata , parzialmente ristrutturata e restaurarata tra novembre 2003 e maggio 2005.

 

La cerimonia di Varo ufficiale si è tenuta al cantiere  il 14 maggio 2005.

Era presente ,insieme a tanti amici,appassionati e persone che hanno partecipato al recupero della barca  anche la persona più importante:

La signora Ceschina, il cui nick name ,Mopi,ha dato il nome alla barca!!

 

 

IL RESTAURO DI MOPI 

Mopi si presentava in generali buone condizioni per l’età. Il lavoro che è stato eseguito sulla barca dunque è stato prevalentemente  di attento  restauro  con alcuni interventi importanti di ristrutturazione.

Il fasciame di Mopi è di rovere nell’opera viva e di larice nell’opera morta

con ordinate e madieri  in quercia. I bagli sono in quercia eccetto nell’area della cabina dove sono in frassino .

Gli interni sono in frassino e mogano .

Il fasciame è stato salvato quasi completamente,restaurando le tavole che avevano sofferto di più; ripuliti i comenti ,la barca è stata calafatata completamente e stuccata all’antica con minio di piombo ,polvere di gesso e olio di lino. Tutto il fasciame ,portato a legno è stato impregnato di minio prima di passare allo smalto sintetico delle fiancate e al trattamento antivegetativo del fondo.  Sono stati ricostruiti ponte e trincarini,pochi madieri, il pozzetto; è stata restaurata la cabina, l’inusuale osteriggio, gli interni luminosi e chiari, grazie ai bagli  e alle cornici in frassino verniciato a coppale.Il motore è nuovo, così come i semplici impianti di acqua ,gasolio ed elettrico.

Il suo albero originale è stato restaurato ,così pure la bella ferramenta in acciaio galvanizzato ,ed è stato riattrezzato come all’origine dopo un attento studio alle numerose foto d’epoca.

La veleria Zadro, che aveva cucito le prime vele per Mopi ha accettato con grande entusiasmo l’incarico di effettuare una manutenzione straordinaria a quelle antiche vele in cotone e ad aggiornare il parco vele . 

E’rimasto il salpaancore manuale originale e,perfettamente restaurato fa gran bella mostra di sé a prua di Mopi,così come le bitte in bronzo che portano ancora la firma di Dante Ceschina.

Questi e numerosi altri  piccoli dettagli che abbiamo evidenziato e riportato alla luce  ,che ora pare così evidente e naturale che ci siano,sono frutto di ricerche lunghe e caparbie nella messe del materiale documentario e in testi e foto illustranti barche di simili forme, periodo e caratteristiche. 

Mopi ha sempre continuato a ricevere le sue manutenzioni da parte del Cantiere Del Carlo ed è in ottimo stato di manutenzione .

E' in valutazione la costruzione di un nuovo albero per sostituire l'originale .

  

 





Please contact Enrico Zaccagni at +39 055 59025/ +39 3381628280

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